TERAPIA VERBALE

 
Il dolore, come accertato da sempre da parte della comunità scientifica, ha una importante componente psicologica. È proprio per questo che per trarre plausibili conclusioni in una ricerca non solo si confrontano i risultati del gruppo a cui si è somministrato la terapia sperimentale con quelli del gruppo che non è stato trattato: il confronto viene fatto anche coi risultati ottenuti dal cosiddetto gruppo di controllo, cioè il gruppo di persone convinte di sottoporsi alla terapia, ma a cui in realtà è stata somministrato un placebo (ad es. pillole senza nessun principio attivo nel caso della ricerca farmacologica, o un macchinario spento nel caso della fisioterapia strumentale, o esercizi inutili nel caso della fisiokinesiterapia).

All'inizio del decennio 2010-2020 la consapevolezza dell'importanza dell'aspetto fisiologico ha portato il mondo della fisioterapia a capire che mostrare ai pazienti le meccaniche anatomiche che portano al dolore fa bene al fisioterapista ma fa male al paziente: fa bene al fisioterapista perché fa la bella figura, apparendo colto ed esperto; fa male al paziente perché contribuisce a suggestionarlo negativamente fissando nella sua testa un'immagine mentale su come una struttura del suo corpo sia alterata e mal funzionante. Ed è ormai acclarato come l'entità di ogni genere di dolore sia nettamente influenzata dalla mente e dalle emozioni. Se si vuol fare la figura del fisioterapista esperto, allora, molto meglio farla ottenendo buoni risultati, e cioè facendo passare il dolore, senza dare troppe spiegazioni sull'anatomia, tanto più che non esiste una nmetta ed univoca correlazione fra il risultato degli esami diagnostici e i sintomi riferiti dal paziente.

C'è inoltre un altro aspetto riguardante la psicosomatica, che può essere utile conoscere per il trattamento di alcuni pazienti: la ricerca della possibile causa (o concausa) emozionale del disturbo. Se questa viene individuata e il paziente ne prende coscienza, è sufficiente un piccolo esercizio di visualizzazione affinché il sintomo migliori in pochi secondi.
Uno dei presupposti di questo approccio è l'involontario simbolismo con cui il paziente parla del proprio disturbo: le parole che sceglie per descriverlo sono da interpretarsi come una metafora del problema psicologico che l'ha causato o che ne impedisce o ne rallenta la guarigione.