lunedì 2 marzo 2020

La TENS non è efficace per la cervicalgia cronica, secondo una revisione di studi


Il dolore cervicale cronico rappresenta un problema per un grande numero di persone; dalle varie statistiche effettuate, che hanno fornito risultati differenti, possiamo dire che la percentuale della popolazione che ne soffre varia dal 10% al 24%.

La Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea (TENS) è un trattamento usato da molti anni per vari tipi di dolori dell'apparato locomotore, compreso il dolore cervicale. L'economicità dei dispositivi per la TENS, la facilità d'uso e la non pericolosità del trattamento hanno contribuito alla sua diffusione non solo in contesti terapeutici: gli strumenti vengono venduti anche ai privati, che lo usano autonomamente.

Una revisione della letteratura scientifica pubblicata nel 2019 includeva studi controllati randomizzati su pazienti di età maggiore di 18 anni con dolore cervicale presente da almeno 12 settimane.
Lo studio confrontava i risultati ottenuti con la TENS, usata singolarmente o insieme ad altri interventi terapeutici, con i risultati di altri trattamenti di tipo attivo o passivo, considerando, fra i risultati, il miglioramento del dolore, il decremento della disabilità e la diminuzione di eventi avversi.

Il confronto ha confermato i risultati di altre revisioni che già precedentemente erano state pubblicate: non ci sono sufficienti elementi per considerare la TENS efficace per la cura dei pazienti con cervicalgia cronica.

domenica 29 dicembre 2019

Trigger Point sul trapezio superiore in pazienti con emicrania


A gennaio 2019 è stato pubblicato il primo studio in cui la risonanza magnetica è stata usata per identificare i Trigger Point Miofasciali nel muscolo trapezio superiore in pazienti con emicrania.

La ricerca, condotta da Nico Sollmann ed altri, è stata pubblicata su The Journal of Headache and Pain (https://thejournalofheadacheandpain.biomedcentral.com/articles/10.1186/s10194-019-0960-9)

Queste le conclusioni:

Il nostro approccio rende possibile l'identificazione di Trigger Point Miofasciali con l'osservazione della risonanza magnetica in T2 anche in assenza di alterazioni qualitative del segnale. Questo potrebbe suggerire un cambiamento del metodo attualmente considerato gold-standard per la valutazione dei Trigger Point, suggerire interventi più mirati e oggettivamente verificabili, nonché aggiungere preziosi modelli per capire l'interazione fra sistema nervoso centrale e periferia responsabili dell'emicrania.

domenica 7 luglio 2019

Metodi per ridurre danno muscolare, affaticamento, DOMS

Fisioterapista Montevarchi
Nel 2018 su Frontiers è stata pubblicata una revisione sistematica di ricerche scientifiche con lo scopo di individuare l’utilità delle tecniche di recupero per DOMS (dolori muscolari a insorgenza ritardata), affaticamento, danno muscolare e marker infiammatori che si presentano dopo l’esercizio fisico (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5932411/).

È stata effettuata un’analisi di 99 studi, da cui emerge che il recupero attivo, il massaggio, gli indumenti compressivi, la terapia in acqua a contrasto (cioè l’alternanza di bagni caldo e freddo) e la crioterapia inducono una diminuzione dei DOMS, diminuzione al cui entità va da modesta a importante.
Quanto a danno muscolare e marker infiammatori, è stato osservata una moderata diminuzione della creatina kinasi, una piccola diminuzione dell’interleuchina-6 e della proteina C-reattiva.

Fra tutti i metodi, il massaggio è risultato il metodo più efficace per diminuire i DOMS e l’affaticamento.

Inoltre massaggio ed esposizione al freddo si sono rivelati i metodi più efficaci per ridurre lo stato infiammatorio.

mercoledì 27 febbraio 2019

Un test per il rachide cervicale: il sollevamento della testa da supino

Fisioterapista San Giovanni Valdarno
Uno degli aspetti su cui è utile indagare per valutare un rachide cervicale è l’ordine con cui i muscoli si attivano. A questo scopo il fisioterapista può servirsi del test di sollevamento della testa da supino.
In questo test il soggetto è disteso a pancia in su, preferibilmente senza cuscino sotto la testa o con un cuscino molto sottile; poiché un paziente anziano può avere difficoltà a respirare senza uno schienale reclinato o uno o più cuscini sotto la propria testa, si deve ricordare che più il capo è sollevato, meno questo test è facile da eseguire e affidabile.
Il paziente dev’essere il più possibile a proprio agio nonostante l’eventuale dolore cervicale; se questo è eccessivo occorre rinunciare al test.

Accertata la somministrabilità del test, l’operatore chiede al paziente di sollevare il capo lentamente, senza dare altre istruzioni, lasciandogli la libertà di muoversi nel modo che gli risulta più spontaneo per eseguire l’elevazione. Compito dell’operatore è osservare la traiettoria effettuata dalla testa nei primi 5 centimetri di movimento.
Il test è positivo se in questi primi 5 centimetri la testa ha effettuato una protrazione anziché una flessione, cioè si è traslato verso l’alto anziché inclinarsi in direzione del torace. Questo rivela che i muscoli si sono attivati in un ordine non corretto.
In uno schema fisiologico (cioè sano), fin dai primi centimetri di movimento la testa ed il collo effettuano il movimento di flessione, questo perché i muscoli correttamente si attivano, l’uno dopo l’altro, nel seguente ordine:

- per primo si attiva il muscolo lungo della testa, un muscolo profondo che flette la testa sul collo;

- immediatamente dopo si attiva il muscolo lungo del collo, anch’esso profondo, che dà inizio alla flessione delle vertebre cervicali l’una sull’altra;

- solo successivamente si attivano il muscolo sternocleidomastoideo - abbreviato “SCOM” - e poi il muscolo scaleno anteriore, questi ultimi più superficiali.

Fisioterapia Montevarchi

Così i primi due muscoli su descritti possono essere definiti starter dell’elevazione, che normalmente si esplica da subito col movimento di flessione quando l’intenzione è sollevare la testa.
La sequenza patologica più diffusa, che provoca la positività al test, consiste invece nell'attivazione iniziale dello SCOM, poi dello scaleno anteriore, poi del lungo del collo e in fine del lungo della testa.

La causa di una sequenza di attivazione patologica del genere sta in alcuni muscoli posteriori che effettuano il movimento opposto alla flessione, e cioè l’estensione: i muscoli suboccipitali. La loro eccessiva tensione contrasta l'effetto dei muscoli lungo della testa e lungo del collo, che “rinunciano” a fare da starter, lasciando la funzione di elevazione iniziale agli SCOM. Il movimento effettuato dagli SCOM quando le vertebre non sono fissate da altri muscoli stabilizzatori (come in questo caso) è quello opposto alla flessione, e cioè l’estensione. Sommandosi questa azione a quella dei muscoli scaleni anteriori (che sono flessori), si avrà come movimento risultante la protrazione.
Si può capire questo meccanismo pensando al gioco del tiro alla fune: la parte centrale della corda, che inizialmente poggia a terra, si sposta in alto quando i due capi sono tirati in direzione opposta. Così, se il paziente è disteso, la contemporanea attivazione di flessori ed estensori di collo e testa sposta quest’ultima verso l’alto. L’esempio è grossolano, perché rispetto allo scenario del tiro alla fune sono un po’ diversi e più complessi i rapporti fra le inserzioni muscolari in questione e il segmento corporeo trazionato, ma dà comunque un’idea della protrazione come movimento “di compromesso” fra le azioni flessoria ed estensoria.

In conclusione, la positività al test rivela una tensione eccessiva della muscolatura suboccipitale, su cui il fisioterapista dovrà lavorare per prevenire danni a breve termine, quali la reazione “protettiva” del sistema nervoso nel circolo vizioso dolore-spasmo-dolore, e danni a lungo termine, come artrosi e ipercifosi ("gobba"), provocate dalla cronica compressione delle faccette articolari.

Poiché i primi risultati di un buon trattamento possono essere osservati anche dopo pochi minuti di lavoro, è utile rieseguire il test alla fine della stessa seduta.