domenica 29 dicembre 2019

Trigger Point sul trapezio superiore in pazienti con emicrania


A gennaio 2019 è stato pubblicato il primo studio in cui la risonanza magnetica è stata usata per identificare i Trigger Point Miofasciali nel muscolo trapezio superiore in pazienti con emicrania.

La ricerca, condotta da Nico Sollmann ed altri, è stata pubblicata su The Journal of Headache and Pain (https://thejournalofheadacheandpain.biomedcentral.com/articles/10.1186/s10194-019-0960-9)

Queste le conclusioni:

Il nostro approccio rende possibile l'identificazione di Trigger Point Miofasciali con l'osservazione della risonanza magnetica in T2 anche in assenza di alterazioni qualitative del segnale. Questo potrebbe suggerire un cambiamento del metodo attualmente considerato gold-standard per la valutazione dei Trigger Point, suggerire interventi più mirati e oggettivamente verificabili, nonché aggiungere preziosi modelli per capire l'interazione fra sistema nervoso centrale e periferia responsabili dell'emicrania.

domenica 7 luglio 2019

Metodi per ridurre danno muscolare, affaticamento, DOMS

Fisioterapista Montevarchi
Nel 2018 su Frontiers è stata pubblicata una revisione sistematica di ricerche scientifiche con lo scopo di individuare l’utilità delle tecniche di recupero per DOMS (dolori muscolari a insorgenza ritardata), affaticamento, danno muscolare e marker infiammatori che si presentano dopo l’esercizio fisico (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5932411/).

È stata effettuata un’analisi di 99 studi, da cui emerge che il recupero attivo, il massaggio, gli indumenti compressivi, la terapia in acqua a contrasto (cioè l’alternanza di bagni caldo e freddo) e la crioterapia inducono una diminuzione dei DOMS, diminuzione al cui entità va da modesta a importante.
Quanto a danno muscolare e marker infiammatori, è stato osservata una moderata diminuzione della creatina kinasi, una piccola diminuzione dell’interleuchina-6 e della proteina C-reattiva.

Fra tutti i metodi, il massaggio è risultato il metodo più efficace per diminuire i DOMS e l’affaticamento.

Inoltre massaggio ed esposizione al freddo si sono rivelati i metodi più efficaci per ridurre lo stato infiammatorio.

mercoledì 27 febbraio 2019

Un test per il rachide cervicale: il sollevamento della testa da supino

Fisioterapista San Giovanni Valdarno
Uno degli aspetti su cui è utile indagare per valutare un rachide cervicale è l’ordine con cui i muscoli si attivano. A questo scopo il fisioterapista può servirsi del test di sollevamento della testa da supino.
In questo test il soggetto è disteso a pancia in su, preferibilmente senza cuscino sotto la testa o con un cuscino molto sottile; poiché un paziente anziano può avere difficoltà a respirare senza uno schienale reclinato o uno o più cuscini sotto la propria testa, si deve ricordare che più il capo è sollevato, meno questo test è facile da eseguire e affidabile.
Il paziente dev’essere il più possibile a proprio agio nonostante l’eventuale dolore cervicale; se questo è eccessivo occorre rinunciare al test.

Accertata la somministrabilità del test, l’operatore chiede al paziente di sollevare il capo lentamente, senza dare altre istruzioni, lasciandogli la libertà di muoversi nel modo che gli risulta più spontaneo per eseguire l’elevazione. Compito dell’operatore è osservare la traiettoria effettuata dalla testa nei primi 5 centimetri di movimento.
Il test è positivo se in questi primi 5 centimetri la testa ha effettuato una protrazione anziché una flessione, cioè si è traslato verso l’alto anziché inclinarsi in direzione del torace. Questo rivela che i muscoli si sono attivati in un ordine non corretto.
In uno schema fisiologico (cioè sano), fin dai primi centimetri di movimento la testa ed il collo effettuano il movimento di flessione, questo perché i muscoli correttamente si attivano, l’uno dopo l’altro, nel seguente ordine:

- per primo si attiva il muscolo lungo della testa, un muscolo profondo che flette la testa sul collo;

- immediatamente dopo si attiva il muscolo lungo del collo, anch’esso profondo, che dà inizio alla flessione delle vertebre cervicali l’una sull’altra;

- solo successivamente si attivano il muscolo sternocleidomastoideo - abbreviato “SCOM” - e poi il muscolo scaleno anteriore, questi ultimi più superficiali.

Fisioterapia Montevarchi

Così i primi due muscoli su descritti possono essere definiti starter dell’elevazione, che normalmente si esplica da subito col movimento di flessione quando l’intenzione è sollevare la testa.
La sequenza patologica più diffusa, che provoca la positività al test, consiste invece nell'attivazione iniziale dello SCOM, poi dello scaleno anteriore, poi del lungo del collo e in fine del lungo della testa.

La causa di una sequenza di attivazione patologica del genere sta in alcuni muscoli posteriori che effettuano il movimento opposto alla flessione, e cioè l’estensione: i muscoli suboccipitali. La loro eccessiva tensione contrasta l'effetto dei muscoli lungo della testa e lungo del collo, che “rinunciano” a fare da starter, lasciando la funzione di elevazione iniziale agli SCOM. Il movimento effettuato dagli SCOM quando le vertebre non sono fissate da altri muscoli stabilizzatori (come in questo caso) è quello opposto alla flessione, e cioè l’estensione. Sommandosi questa azione a quella dei muscoli scaleni anteriori (che sono flessori), si avrà come movimento risultante la protrazione.
Si può capire questo meccanismo pensando al gioco del tiro alla fune: la parte centrale della corda, che inizialmente poggia a terra, si sposta in alto quando i due capi sono tirati in direzione opposta. Così, se il paziente è disteso, la contemporanea attivazione di flessori ed estensori di collo e testa sposta quest’ultima verso l’alto. L’esempio è grossolano, perché rispetto allo scenario del tiro alla fune sono un po’ diversi e più complessi i rapporti fra le inserzioni muscolari in questione e il segmento corporeo trazionato, ma dà comunque un’idea della protrazione come movimento “di compromesso” fra le azioni flessoria ed estensoria.

In conclusione, la positività al test rivela una tensione eccessiva della muscolatura suboccipitale, su cui il fisioterapista dovrà lavorare per prevenire danni a breve termine, quali la reazione “protettiva” del sistema nervoso nel circolo vizioso dolore-spasmo-dolore, e danni a lungo termine, come artrosi e ipercifosi ("gobba"), provocate dalla cronica compressione delle faccette articolari.

Poiché i primi risultati di un buon trattamento possono essere osservati anche dopo pochi minuti di lavoro, è utile rieseguire il test alla fine della stessa seduta.

mercoledì 30 gennaio 2019

Aiuta il tuo fisioterapista col diario del dolore

Nel raccogliere informazioni sullo stato del paziente, il fisioterapista può servirsi fra l'altro del cosiddetto "diario del dolore", utile a capire l'andamento di un sintomo nel tempo.

Fisioterapista Montevarchi
Diversamente da com'è fatto un diario così come lo si intende nell'immaginario comune, il diario del dolore è un semplice foglio quadrettato (stampato o realizzato a mano con matita e righello) che il paziente aggiorna quotidianamente, disegnando dei pallini che costituiranno un grafico.

Le linee orizzontali devono essere 11; per quanto riguarda quelle verticali, sarà il fisioterapista a decidere il loro numero, a seconda di quanto duratura sarà la presa in carico del paziente e quindi del periodo da monitorare.

Sulla destra, in corrispondenza delle linee orizzontali, devono essere scritti, procedendo dal basso verso l'alto, i numeri dallo zero al 10.

In basso, in corrispondenza delle linee verticali, devono essere scritte le date a partire dal giorno in cui si inizia la compilazione; per far questo ci si può limitare a scrivere il numero del giorno (il mese e l'anno possono essere sottintesi); si può anche omettere di scrivere le date, tranne quelle in cui si effettuano le sedute di fisioterapia, affinché il fisioterapista individui a colpo d'occhio il periodo fra due sedute di cui osservare la variazione del dolore.

Ogni giorno, a un orario prefissato, il paziente disegna una pallina in corrispondenza della data in corso, ad una certa altezza a seconda dell'intensità del dolore: zero corrisponde a nessun dolore, 10 corrisponde al massimo dolore immaginabile.

Periodicamente il fisioterapista osserverà il grafico che il paziente avrà disegnato e si farà così un'idea di quanto e come il dolore è variato.
Inoltre questo grafico serve anche al paziente, affinché si renda conto dei propri miglioramenti: a differenza di quanto si potrebbe credere, infatti, spesso abbiamo una memoria molto fallace sulla intensità del dolore; di qui l'utilità di avere questa sorta di diario che mostra l'evoluzione del sintomo in modo inequivocabile.